Marte - La grande opposizione 2003
da Schiaparelli alla Mars Express...e oltre



Giovanni Virginio Schiaparelli (1835-1910)

Nacque a Savigliano (Cuneo) e compì studi di ingegneria all'Università di Torino. Per studiare astronomia, si trasferì all'Osservatorio di Berlino e poi a quello di Pulkovo, in Russia. Nel 1860 tornò in Italia, presso l'Osservatorio astronomico di Brera a Milano, di cui due anni dopo, con l'appoggio di Quintino Sella, diventò direttore. Conserverà questa carica fino al 1900. Attivo osservatore di sistemi di stelle doppie (ne studierà 1100), il suo nome rimane legato soprattutto a osservazioni di oggetti all'interno del sistema solare. Studiò le comete, arrivando a spiegare che la forma delle loro code è dovuta ad una forza repulsiva proveniente dal Sole, e attribuì un'origine cometaria alle "stelle cadenti".

Giovanni Virginio Schiaparelli dedicò gran parte della sua vita al Pianeta Rosso, studiandolo dall'Osservatorio di Brera. Nel 1877, durante un'opposizione, con il telescopio Merz da 218 millimetri osservò il pianeta, disegnò sulla carta ciò che vedeva e poi assegnò a quelle linee e quelle macchie strani nomi come Eridania, Thyle I, Zephyria, Mare Cimmerium…nomi latini ispirati alla geografia antica e mitica. Egli era un profondo conoscitore delle lingue antiche.

Nel 1878 in «Osservazioni astronomiche e fisiche sull'asse di rotazione e sulla topografia del pianeta Marte - Memoria Prima», Schiaparelli rese pubbliche le scoperte dell'anno precedente.

Trovò molti sostenitori che cominciarono a fare ipotesi sulla natura artificiale dei canali. Schiaparelli si limitò a far notare che i canali potevano essere generati da masse di acqua in movimento e quindi parte dell'evoluzione geologica del pianeta e che era prematuro imputare la loro realizzazione ad esseri intelligenti.

Negli anni successivi Schiaparelli continuò a tenere puntato il telescopio di Brera verso Marte, giungendo a una serie incredibile di scoperte, agevolate anche dal nuovo Merz-Repsold da 488 millimetri.

Con questo nuovo strumento Schiaparelli scoprì le geminazioni (lo sdoppiamento dei canali), e approfondì le conoscenze sulle distese nuvolose e sulla calotta boreale. Le sue osservazioni continuarono fino al 1890 quando, per problemi di vista, fu costretto ad abbandonare l'astronomia pratica.

Solo nel 1895, soffermandosi sulle zone più scure che circondavano i canali, lo stesso Schiaparelli si sbilanciò, elaborando l'ipotesi che si potesse trattare di zone di vegetazione rigogliosa e che proprio esseri intelligenti e molto avanzati avessero creato questi canali per raccogliere le acque che nei mesi caldi si scioglievano dai poli. Dall'altro lato dell'Oceano un uomo raccoglieva queste impressioni e ne costruiva una nuova teoria: era Percival Lowell, che dall'osservatorio che aveva fatto costruire a Flagstaff notò cambiamenti di colore sulla superficie del pianeta che attribuì alla crescita della vegetazione. Le sue conclusioni, sostenute con fermezza per tutta la vita, furono che i canali, di origine artificiale, fossero stati creati per irrigare determinate zone del pianeta e costruire delle oasi in cui fosse possibile vivere e prosperare nonostante il clima desertico del pianeta. Lowell trattene un lungo rapporto epistolare con l'astronomo di Brera, malgrado Schiaparelli continuasse a giudicare il suo lavoro troppo esagerato e a ritenere che la maggior parte delle cose che vedeva sulla superficie del pianeta fossero dovute ad effetti ottici.

In tutto il mondo si attendeva la nuova grande opposizione del 1909 per osservare Marte e risolvere finalmente la disputa sull'origine dei canali. La soluzione arrivò dall'osservatorio di Meudon, alla periferia di Parigi, dove Eugenios Michael Antoniadi, con un rifrattore da 830 millimetri dimostrò che le linee dei canali non erano altro che un effetto ottico dato dall'unione di diversi punti.

Negli Stati Uniti, soprattutto a livello popolare, le tesi dei canalisti si erano imposte così fermamente da venire sbriciolate solo nel 1965, quando la sonda americana Mariner 4 inviò a terra le prime foto ravvicinate di Marte cancellando per sempre le teorie di Schiaparelli e Lowell. Era terminata la grande epoca dei marziani e della vita sul pianeta rosso che tornava ad essere un arido deserto di rocce e polvere.

Riportiamo alcune pagine dell'astronomo, riprese da una rivista di divulgazione dell'epoca:

" ORDINAMENTO POLITICO

………E passando ad un ordine più elevato d'idee, interessante sarà ricercare qual forma d'ordinamento sociale sia più conveniente ad un tale stato di cose, quale abbiamo descritto; se l'intreccio, anzi la comunità d'interessi, onde son fra loro inevitabilmente legati gli abitanti d'ogni valle, non rendano qui assai più pratica e più opportuna, che sulla Terra non sia, l'istituzione del socialismo collettivo, formando di ciascuna valle e dei suoi abitanti qualche cosa di simile ad un colossale falansterio, per cui Marte potrebbe diventare anche il paradiso dei socialisti. Bello altresì sarà indagare, se sia meglio ordinar politicamente il pianeta in una gran federazione, di cui ogni valle costituisca uno stato indipendente, oppure se forse, a reggere quel grande organismo idraulico da cui dipende la vita di tutti, e a conciliare le diverse necessità delle diverse valli, non sia forse più opportuna la monarchia universale di Dante. Ed ancora si potrà discutere, a quale rigorosa logica dovrà essere subordinata la legislazione destinata a regolare un così grandioso, vario e complicato complesso d'affari: quali progressi debbano aver fatto colà la Matematica, la Meteorologia, la Fisica, l'Idraulica e l'arte delle costruzioni, per arrivare alla soluzione dei problemi estremamente difficili e varii, che si presentano ad ogni tratto. Qual singolare disciplina, concordia, osservanza delle leggi e dei diritti altrui debba regnare sopra un pianeta, dove la salute di ciascuno è così intimamente legata alla salute di tutti; dove son certamente sconosciuti i dissidii internazionali e le guerre: dove quella somma ingente di studio e di lavoro e di mezzi, che i pazzi abitanti d'un altro globo vicino consumano nel nuocersi reciprocamente, è tutta rivolta a combattere il comune nemico, cioè le difficoltà che l'avara Natura oppone ad ogni passo.
Di tutto questo, o caro lettore, lascio a te l'ulteriore considerazione.
Io scendo dall'Ippogrifo; tu, se ti aggrada, puoi continuare la volata. Messo t'ho innanzi, omai per te ti ciba. "

G. SCHIAPARELLI LA VITA SUL PIANETA MARTE - Natura ed Arte - 1895
 

" GEOGRAFIA MARZIANA

…Tutta la vasta estensione dei continenti è solcata per ogni verso da una rete di numerose linee o strisce sottili di color oscuro più o meno pronunziato, delle quali l'aspetto è molto variabile. Esse percorrono sul pianeta spazi talvolta lunghissimi con corso regolare, che in nulla rassomiglia l'andamento serpeggiante dei nostri fiumi…..
Alcuna di esse è abbastanza facile a vedere, e più di tutte quella che è presso l'estremo limite sinistro delle nostre carte, designata col nome di Nilosyrtis: altre invece sono estremamente difficili, e rassomigliano a tenuissimi fili di ragno tesi attraverso al disco………
Queste linee o strisce sono i famosi canali di Marte, di cui tanto si è parlato. Per quanto si è fino ad oggi potuto osservare, sono certamente configurazioni stabili del pianeta; la Nilosirte è stata veduta in quel luogo da quasi cent'anni, ed alcune altre da trent'anni almeno………
Sarà un problema non men curioso che complicato e difficile lo studiare il regime di questi immensi corsi d'acqua, da cui forse dipende principalmente la vita organica sul pianeta, dato che vita organica vi sia………Ma il fenomeno più sorprendente dei canali di Marte è la loro "geminazione"; la quale sembra prodursi principalmente nei mesi che precedono e in quelli che seguono la grande inondazione boreale, intorno alle epoche degli equinozi………
Il loro singolare aspetto e l'esser disegnate con assoluta precisione geometrica, come se fossero lavori di riga o di compasso, ha indotto alcuni a ravvisare nelle medesime l'opera di esseri intelligenti, abitatori del pianeta. Io mi guarderò bene dal combattere questa supposizione, la quale nulla include d'impossibile………
Ammesse le linee principali del nostro quadro,non sarà difficile il compierlo nei particolari, e disegnare coll'immaginazione i grandiosi argini necessari per contenere nei giusti limiti l'inondazione boreale; i laghi o serbatoi secondari di distribuzione, necessari per dare le acque a quelle valli, che non fanno capo direttamente a quell'inondazione; le opere occorrenti per regolare la distribuzione secondo il tempo e secondo il luogo; i canali di primo, secondo, terzo ordine destinati a condurre le acque su tutto il terreno irrigabile; i numerosi opifici, a cui le acque potranno dar moto nel loro scendere dai ciglioni laterali della valle al fondo della medesima. Marte dev'esser certamente il paradiso degli idraulici!……… "

Scritti di Giovanni Virginio Schiaparelli su"Rivista Natura ed arte" 1893 - 1895 - 1909

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