Le Nebulose di Antonio Cipro


Le nebulose sono ammassi di gas composti principalmente da idrogeno e polveri, si distinguono in  nebulose ad emissione, cioè emettono luce propria perché eccitate da altre stelle, in nebulose a riflessione,  ovvero riflettono la luce di stelle vicine, ed, infine, in nebulose oscure,  che non emettono né riflettono alcuna luce: un esempio di nebulosa oscura  sono le caratteristiche biforcazioni della Via Lattea.

Si  possono facilmente distinguere le nebulose ad emissione da quelle a riflessione dal loro colore: le prime assumono un colore rosso vivo, le seconde invece risultano azzurre. Ciò è dovuto al fatto che gli elettroni dell’atomo di idrogeno, presenti in tutte le  nebulose,  vengono eccitati dalle stelle vicine e passano ad uno stato energetico superiore, acquistando energia; quando poi ritornano allo stato originario, cedono l’energia in eccesso sotto forma di fotoni di media frequenza, che, evidenziandosi, danno vita alla colorazione visiva. Quelle a riflessione invece, non hanno nelle loro vicinanze delle stelle molto calde in grado di eccitare gli atomi, e quindi si limitano a riflettere la luce: il loro colore azzurro è dato non tanto dalla riflessione, ma dalla diffusione della luce sulle particelle di polvere più minute che essendo attraversate dalla luce rimandano soltanto le frequenze relative al blu, un pò quello che succede quando la luce del sole attraversa l’atmosfera o ad alcuni fumi di ciminiera che spesso risultano azzurrognoli. Le nebulose oscure, invece, non sono  vicine a nessuna stella che possa illuminarle ed a volte sono così dense, da oscurare anche le stelle che vi si trovano dietro.

Come per tutti i corpi celesti anche le nebulose si aggregano in gruppi più o meno estesi: è curioso infatti notare come nell’Universo, tutto, a  partire dai singoli atomi, tende a disporsi in gruppi, basti pensare al sistema solare, alla fascia degli asteroidi  raggruppati tra Marte e Giove, o alla fascia di Oort, nel confine del sistema solare, dove trovano posto le comete, fino ad arrivare agli ammassi di stelle, ed infine alle galassie. Anche il nostro pianeta non sfugge a questa “regola”: gran parte degli animali, compresi gli esseri umani, tendono a formare dei gruppi. E’ inoltre interessante notare, come la maggior parte delle nebulose e degli ammassi aperti, siano disposti  tutti sullo stesso piano a formare una striscia continua, che attraversa varie costellazioni, le stesse che sono attraversate dalla Via Lattea. Tutto questo porterebbe a pensare che ogni cosa nell’universo sia regolata da qualche legge ben precisa, invece, personalmente, proprio per via di questa ultima analisi, ritengo plausibile l’ipotesi della casualità, ovvero un determinato evento accade in un determinato posto e modo, perché vi è un'altissima probabilità che ciò succeda: in questo caso, in pratica, la disposizione delle nebulose è tale perché  solo in quella regione, si sono verificate le più alte probabilità di sopravvivenza.

Le nebulose sono sistemi estremamente interessanti, in quanto, se sono abbastanza estese, possono creare le condizioni ideali (qualità e quantità di materia, concentrazione e densità giuste) per dare la vita alle stelle: alcune zone della nebulosa, infatti, sotto l’azione delle stelle vicine, si frammentano separandosi dal resto della nebulosa, per poi collassare su sé stesse dando origine ad un ammasso più piccolo, ma estremamente compatto, capace di innescare le reazioni nucleari, indispensabili alla vita della nuova stella. A loro volta le nebulose nascono dalle stelle che stanno morendo, come le supernove, che esplodendo rilasciano nello spazio enormi quantità di gas e polveri, formando così le nebulose planetarie che differiscono da quelle diffuse per la loro forma: le prime hanno infatti una forma tondeggiante, che osservata al telescopio le fa apparire simili ad un pianeta, mentre le seconde non hanno una forma precisa ed assumono le forme più svariate, a volte bizzarre, che ricordano palesemente oggetti a noi familiari, come è il caso della nebulosa Nord America, così chiamata perché è talmente impressionante la sua somiglianza con l’omonima regione.

Le nebulose sono corpi particolarmente estesi, da circa 5 anni luce ad un centinaio di a.l., mentre la distanza che ci separa da esse assume valori compresi tra circa 1500 a 5000 anni  luce ed hanno una densità molto bassa, inferiore a quella che si può ottenere creando in laboratorio il vuoto spinto in un recipiente.

Considerando questi dati, si capisce come risulta difficile osservare questi oggetti, anche con i più potenti telescopi: tornano utili a tale scopo i filtri da anteporre sull’oculare, questi hanno la funzione di agevolare il passaggio della luce di una determinata frequenza (colore) e bloccare  le altre, in modo così da incrementare il contrasto con il fondo del cielo; ed è proprio il cielo che fa la parte del leone in questo genere di osservazioni: una condizione fondamentale per osservare le nebulose è un cielo il più nero possibile con un perfetto "seeing". E' fuori discussione, infatti, cercare di osservare tali oggetti da un centro cittadino o vicino alle luci della città: fa eccezione la famosa e molto luminosa nebulosa di Orione M42 ben visibile con qualsiasi strumento. Il telescopio ideale, dovrebbe avere preferibilmente una elevata luminosità, per permettere alla debole luce di arrivare fino all’oculare. Rimane però il fatto che questi oggetti non sono facilmente visibili e quando si riesce a percepirli essi ci appaiono privi di colore: questo perché essendo così deboli, la loro luce non è sufficiente ad attivare i recettori del colore presenti nei nostri occhi.  

Il discorso invece cambia per quanto riguarda la fotografia: la pellicola, infatti, a causa delle lunghe esposizioni a cui è sottoposta, 20 minuti ed anche più, non solo riesce a visualizzare ciò che noi non vediamo, ma anche a renderci quei bellissimi colori, della cui natura ho parlato all’inizio di questo articolo.

Antonio Cipro

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